8098 - Il trionfo di Bacco e Arianna

Immagine opera

Notizie storico artistiche

Incisore Aquila Pietro (Marsala 1630 ca.- Alcamo 1692)
Inventore Carracci Annibale
Luogo e anno di edizione Roma 1677 -78
Tecnica e supporto Acquaforte
Misure foglio (in mm) 405 x 707
Misure battuta (in mm)
Misure immagine (in mm) 387 x 705
Iscrizione incisa Bacchantum thyasis ibat comitabtus IACCHUS Victor ab Eoo rediens, Oriente subacto Desertam Theseo complexus littore GNOSSIN Coniuggio iunxit socium, currusque, triumphique. Ut semper niteat, sponsae de fronte coronam Sumpsit, et aethereis fulgentibus intulit astris - 12 Annibal Carraccius pinx. in Aedibus farnesianis Io Iacobus de Rubeis formis Romae ad Templ. S. Mariae de Pace cu Priv. S. Pont. Petrus Aquila delin. et sculp.
Notizie storico-critiche La volta della Galleria Farnese fu commissionata ad Annibale dal Cardinale Odoardo Farnese nel 1597, terminata la volta le pareti furono eseguite in gran parte tra il 1604 e il 1608, soprattutto ad opera degli allievi Domenichino Lanfranco e Badalocchio le cui diverse mani sono a tutt'oggi difficili da distinguere. La complessità del ciclo, la sua magnificenza e soprattutto l'unitarietà fecero si che già a partire dal XVII secolo i numerosi incisori che si dedicarono alla traduzione grafica della Galleria Farnese ne attribuissero l'intera invenzione alla mano di Annibale, senza distinguere le diverse presenze che pure, a partire dal Bellori e dal Malvasia, almeno per quanto riguarda Domenichino, vi erano già accertate. Uniche eccezioni furono Belly che riferì indistintamente l'intero ciclo ad Annibale e Agostino; e Domenico Cunego che attribuì correttamente la storia con Peleo e Teti ad Agostino. L'interesse per la Galleria Farnese ebbe un notevole incremento a seguito della teoria artistica di Bellori e della pratica pittorica quivi esercitata dalla bottega di Pietro da Cortona. Carlo Cesi, uno degli allievi di Cortona, fu il primo artista italiano a tradurre l'intera Galleria in incisione nel 1657. Le riproduzioni della Galleria Farnese dovevano essere molto attese tra gli amatori e collezionisti se si considera che solo solo pochi anni dopo la pubblicazione del Carlo Cesi, Malvasia ne annuncia una nuova imminente pubblicazione nella sua Felsina Pittrice (ed. 1841, I, p. 87), quella ad opera dello stampatore De'Rossi e dell'incisore Pietro Aquila. Dopo una formazione pittorica compiuta con Pietro Novelli e quella incisoria con Pietro del Po e Francesco Negro, Aquila era giunto a Roma dove divenne amico di Carlo Maratta e frequentò importanti personaggi del tempo, tra cui Bellori, Bernini oltre a diversi pontefici e prelati. Durante il soggiorno romano realizzò una copiosa produzione incisoria pressoché interamente dedicata alle stampe di riproduzione, tra cui si ricordano le Imagines Veteris ac Novi Testamenti che riproducono in 55 stampe di vario formato la cosiddetta Bibbia di Raffaello delle logge vaticane. Oltre alle due serie tratte dagli affreschi di Annibale Carracci in Palazzo Farnese. La serie realizzata da Pietro Aquila, registrata nell'Indice De Rossi nel 1677, comprende 21 tavole precedute da tre forntespizi. Nella prima tavola è rappresentata una scena allegorica con la dedica a Francesco Maria Febi, arcivescovo di Tarso e maestro delle cerimonie pontificie, nella seconda, eseguita su disegno di Maratta è riprodotto il monumento funebre di Annibale posto nel Pantheon, il terzo, sempre su disegno di Maratta raffigura un ritratto di Annibale seguito dal suo genio che risolleva le sorti della pittura. Seguono 21 incisioni con tutti gli affreschi della Galleria Farnese. I versi posti ad illustrare ciascuna stampa sarebbero, secondo quanto scritto nelle edizioni secentesche dell'indice De' Rossi, del Bellori. La serie di Aquila, rispetto a quella realizzata in precedenza da Cesi, restituisce con maggiore efficacia la visione d'insieme dell'intera decorazione Farnese, oltre a riprodurre le antiche statue allora facenti parte della famosa collezione, poi rimosse dai Borboni alla fine del XVIII secolo e oggi conservate al Museo Archeologico di Napoli. SERIE COMPLETA: 1. Jacques Belly (Chartres 1609 - 1674). La sua serie è la più antica traduzione grafica dell'intero ciclo Farnese 2. Carlo Cesi (Antrodoco 1625 - Rieti 1686) 3. ? Le Febure (secolo XVII) 4. Pietro Acquila (Marsala 1650 ca.- Alcamo 1682) 5. Francois Poilly (Parigi - 1669 - 1728) 6. Karl Remshard (Augsburg 1678 - 1735) 7. Giovanni Volpato (Bassano 1740 - Roma 1803) SERIE PARZIALE: 1. Nicolas Mignard (Troyes 1606 - Parigi 1668). tre stampe relative agli affreschi della Galleria 2. Anonimo (secolo XVII) 3. Louis de Chantilon (Sainte Menehould 1639 - Parigi 1734) 4. Giovanni Battista Gallestruzzi (Firenze 1618 - Roma 1677 ca.) 5. Simon Thomassin (Troyes 1652 - Parigi 1732) 6. Domenico Cunego (Verona 1727 - Roma 1784) 7. Pietro Bettelini (Lugano 1763 - Roma 1829) 8. Anonimo (secolo XVIII) 9. Jules Jacquet (Parigi 1846 - 1913)
Iconografia
Bibliografia
Mostre
Nota