MICH. 0511 - Firenze, il Ponte Vecchio: veduta da Lungarno Archibusieri

Immagine opera

Notizie storico artistiche

Autore Michelini Giuseppe (Bologna, 1873-1951)
Stampatore/Editore
Forma Specifica dell'Oggetto stampa su carta
Misure (in cm; hxb) 18x24
Misure negativo (in cm; hxb) 6x7
Serie
Indicazione di colore b/n
Orientamento
Timbro di spedizione (luogo e data)
Fondo Giuseppe Michelini
Soggetto Firenze, il Ponte Vecchio: veduta da Lungarno Archibusieri
Oggetto Positivo
Materia e Tecnica
Titolo attribuito
Cronologia 1988-1990
Luogo della ripresa Firenze
Data della ripresa primo decennio sec. XX°
Bibliografia1) Attilio Bertolucci, "Italia 1900. Viaggi fotografici di Giuseppe Michelini (1873-1951)", Bologna, Grafis-Zanichelli, 1981; 2) Franca Varignana, "Le collezioni fotografiche bolognesi. Collezioni d'Arte e di Storia Cassa di Risparmio in Bologna" in "Fotografie e fotografi a Bologna 1839-1990" a cura di Giuseppina Benassati e Angela Tromellini, Bologna, Grafis, 1992, pp. 98-100; 3) "Lo specchio d'inchiostro", testo di Michele Smargiassi, immagini d'archivio dalle Collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna selezionate da Ghigo Roli, Modena, Artioli, 2000; 4) "Domani si parte. Vacanze nel primo Novecento. Fotografie di Giuseppe Michelini dalle Collezioni d'Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale", a cura di Beatrice Buscaroli e Angela Nardi, Bologna, Bononia University Press, 2006.
NotaSocio del Club Alpino Italiano, del Circolo Fotografico Bolognese e del Touring Club Italiano, Giuseppe Michelini compì diversi viaggi fuori Bologna. In tali occasioni raccolse vere e proprie serie fotografiche, come altrettante e puntuali documentazioni di cose viste. Viaggiando in Toscana si fermò, ovviamente, a Firenze. Uno dei soggetti che riprese è il Ponte Vecchio, uno dei simboli della città ed uno dei ponti più famosi del mondo. Attraversa il fiume Arno nel suo punto più stretto, dove nell'antichità esisteva un guado. Sicuramente un ponte nelle attuali posizioni venne rifatto dopo un crollo nel 1177. Molte alluvioni nel corso dei secoli lo avrebbero visto danneggiato e ricostruito. Nel 1442 l'autorità cittadina impose ai beccai (macellai) di riunirsi nelle botteghe sul Ponte Vecchio per renderli un po' isolati dai palazzi e dalle abitazioni del centro. La disposizione mirava soprattutto ad eliminare le consuete, maleodoranti tracce lasciate dai barroccini dei beccai lungo le strade fino all'Arno durante il trasporto degli scarti più minuti delle lavorazioni delle carni, scarti che potevano ora disperdersi direttamente, senza alcun danno, nella sottostante corrente del fiume. Da quel momento il ponte divenne il mercato della carne ed i beccai, divenuti in seguito proprietari delle botteghe, per ottenere più spazio, vi aggiunsero in modo disordinato delle stanzette aggettanti sul fiume puntellandole con pali di legno. Nel 1565 l'architetto Giorgio Vasari costruì per Cosimo I il cosiddetto "corridoio vasariano", con lo scopo di mettere in comunicazione il centro politico e amministrativo di Palazzo Vecchio con la dimora privata dei Medici, Palazzo Pitti. Il corridoio sopraelevato, lungo circa un chilometro e costruito in soli cinque mesi, parte da Palazzo Vecchio, passa dalla Galleria degli Uffizi, costeggia il lungarno Archibusieri, passa quindi sopra le botteghe del lato est (sinistro) del ponte, aggira alla sua estremità la torre dei Mannelli, sostenuto da beccatelli (o "sporti") e prosegue sulla riva sinistra ("Oltrarno") fino a Palazzo Pitti. Le botteghe dei macellai furono poi occupate da orafi e gioiellieri dal 1593 per ordine di Ferdinando I, che mal gradiva un commercio poco nobile e con odori sgradevoli sotto le finestre del corridoio sospeso. Nel 1860 in occasione dei festeggiamenti per l'arrivo di Vittorio Emanuele II° di Savoia furono modificate le tre finestre centrali nella configurazione ancora oggi visibile. Fu l'unico ponte di Firenze che non venne fatto saltare dai nazisti nel 1944, nel corso della seconda guerra mondiale. Nelle vicinanze fu invece rovina e distruzione: per questo la fotografia di Michelini risulta preziosa testimonianza dello stato in cui si trovava prima.