M32516 - Insegna dell'albergo "del Pellegrino"

Immagine opera

Notizie storico artistiche

Autore Anonimo artigiano (XIX sec.)
Tecnica e supporto Lastra di ferro dipinta ad olio
Datazione Prima metà XIX sec.
Misure (in cm) h x b h 110
Iscrizioni
Notizie storico-critiche Di un insegna "al Pellegrino" è nota a Bologna un'oreficeria con questo nome documentata dal 1845. Queste insegne per tutto l'Otto e parte del Novecento hanno costellato le vie di Bologna, finendo col tempo per identificare non solo la bottega ma anche il luogo in cui si trovavano, diventando punti di riferimento imprescindibili soprattutto per chi non era in grado di leggere. Questo spiega la permanenza della stessa insegna anche in caso di cessione o di modifica dell'attività. Tuttavia l'insegna dell'oreficeria omonima sembra differire nei tratti grafici da quella qui conservata probabilmente riconducibile, come la stessa insegna suggerirebbe, ad una locanda o albergo (cfr. Le botteghe degli orefici di Bologna e le loro insegne, 1911, manoscritto conservato presso la biblioteca dell'Archiginnasio (B 4227).
Tipologia Insegne di bottega raffigurante l' immagine di un viandante con mantello scuro, bisaccia e bastone.
BibliografiaLe botteghe degli orefici di Bologna e le loro insegne, 1911, manoscritto conservato presso la biblioteca dell'Archiginnasio (B 4227); F. Varignana, Omaggio a Bologna, materiali per un'immagine della città e del territorio, Bologna, 1980; F. Varignana, Coscienza Urbana e Urbanistica tra due millenni. Fatti bolognesi dal 1796 alla prima guerra mondiale, Bologna, 1993; A. Molinari Pradelli, Bologna in vetrina, Bologna, 1994, p. 183;
MostreOmaggio a Bologna, materiali per un'immagine della città e del territorio (Bologna, 25/10 - 21/12 1980); Coscienza Urbana e Urbanistica tra due millenni. Fatti bolognesi dal 1796 alla prima guerra mondiale (Bologna, 11/12/1993 - 13/2/1994);
NotaLe insegne di antiche botteghe, molte delle quali oggi visibili nella sala della Forma Urbis nel Museo della Storia della città di Bologna in Palazzo Pepoli, giunsero nelle collezioni della Cassa di Risparmio in Bologna in seguito agli sventramenti di via Rizzoli d'inizio Novecento con conseguente esproprio di tante botteghe che lì avevano sede, soprattutto oreficerie.