MISC. / Ambr. 029 - Bologna, Piazza Maggiore (già Vittorio Emanuele II) con i banchetti del mercato

Immagine opera
N. inv.MISC. / Ambr. 029
Titolo proprioBologna, Piazza Maggiore (già Vittorio Emanuele II) con i banchetti del mercato
Titolo attribuito

Notizie storico artistiche

Fondo Miscellanea - Raimondo Ambrosini
Serie "Vecchia Bologna. Figure di cose scomparse o modificate"
Oggetto Positivo
Forma Specifica dell'Oggetto stampa su carta
Soggetto Bologna, Piazza Maggiore (già Vittorio Emanuele II) con i banchetti del mercato
Autore Poppi Pietro (Cento, 1833 - Bologna, 1914)
Stampatore/Editore
Cronologia prima del 1877
Luogo della ripresa Bologna
Data della ripresa prima del 1877
Materia e Tecnica albumina
Misure (in cm; hxb) 20,5x25
Misure negativo (in cm; hxb)
Indicazione di colore b/n
Luogo e anno di edizione
Timbro di spedizione (luogo e data)
Iscrizioni Sul recto della stampa è presente l'iscrizione a caratteri fotografici "N° 38. S. Petronio. Palazzo de' Notari. Torre dell'orologio e piazza V. E. Fotografia dell'Emilia Bologna", mentre sul recto della pagina che fa da cartoncino di supporto alla stampa sono presenti il numero manoscritto "25" e le iscrizioni manoscritte "(F/I - 1870)", circa il numero di repertorio della lastra della Fotografia dell'Emilia di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna,
Iconografia
Bibliografia(1 ) "Raccolta di opere riguardanti Bologna nella Biblioteca di Raimondo Ambrosini", Bologna, Tip. Garagnani, 1906, p. 203, cat. n. 2997; (2) Le Collezioni d'Arte della Cassa di Risparmio in Bologna "Le fotografie.1 Pietro Poppi e la Fotografia dell'Emilia", a cura di Franco Cristofori e Giancarlo Roversi, Bologna, Cassa di Risparmio in Bologna, 1980, rep. 1870.
Mostre
NotaLa fotografia risale sicuramente a prima del 1877. In quell'anno, infatti, cessò di svolgersi lì il mercato documentato nell'immagine. Sulla facciata di Palazzo d'Accursio è ancora presente il cosiddetto balcone degli anziani. Si può notare, inoltre, l'aspetto di Palazzo dei Notai, non ancora toccato dai restauri che circa trent'anni dopo avrebbero rimosso le alterazioni sei-settecentesche.